La morte in una vasca

La morte in una vasca

Essere coscienti della propria precarietà e del fatto che l'essere umano sia finito nel corpo, come nel pensiero, è di fatto già assodato dal genere che popola questo pianeta. Questa consapevolezza ha portato gli uomini e le donne del tempo a rappresentare nella pittura, nella letteratura e nella musica, il concetto di morte, in tutte le forme ideali e corporee. Louis David, con “La morte di Marat”, quadro del 1973, ha dato idea della tragedia a cui noi tutti andiamo incontro, rappresentando l'assassinio di un amico vicino al popolo, pronto a difendere gli ideali della rivoluzione francese. Una morte simbolica e reale, che si fonda su basi storiche e che, con colori essenziali, ci parla della violenza subita da un uomo per mantenere fede a se stesso. Tutti potremmo essere come Marat e, nonostante viviamo lontani dalla rivoluzione francese, non possiamo negare che altre siano le battaglie che potremmo un giorno ritrovarci ad affrontare e, in cui, lo sfidante sia ostinato a portarci con lui in un momento o in un altro della nostra esistenza.

La crudezza di una donna

Nessuno, in una situazione difficile come “il passaggio” da una realtà terrena ad una ignota, vorrebbe che i propri cari venissero abbandonati a loro destino senza le giuste attenzioni. Motivo per cui c'è chi si occupa di onoranze funebri a Roma in grado contemplare tutte le necessità che emergono nel momento in cui bisogna salutare un amico o un familiare (che siano pratiche burocratiche e/o logistiche). Non tutti però trattano il tema con la dovuta discrezione: Artemisia Gentileschi con “Giuditta che decapita Oloferne”, ci propone, con la tecnica dell'olio su tela, una scena dell'antico testamento che viene rappresentata in tutta la sua dinamicità e forza, rompendo quello che dovrebbe essere un atteggiamento composto nei confronti del tema in questione.

Il ricordo

L'impresa funebre Cattolica San Lorenzo, oltre alle tante attività, si premura anche di realizzare santini, bare, lapidi, monumenti e urne cinerarie. Non di meno seppe fare Michelangelo Buonarroti con la costruzione delle tombe medicee, delle vere e proprie architetture in grado di far ricordare a tutti nel tempo, la potenza di una signoria. Tombe che fanno parte della parete diventano un tutt'uno con lo spazio circostante, rendendo lo spazio organico. Sicuramente l'impresa funeraria non ha a disposizione il grande artista rinascimentale, ma si occupa di tanto altro in modo efficiente, come cercare, attraverso santini con foto e frasi tipiche del defunto, di lasciare vivo il ricordo di un caro che nessuno vorrebbe far sprofondare nella dimenticanza di chi invece ha voglia di mantenere vivo il proprio affetto anche con una semplice immagine..