L’eco della morte nella poesia: il fracasso del lutto

Affrontare la morte di una persona cara, di un amico, o di un parente non è mai facile da affrontare. Anche quanto la conoscenza non è profonda ma è solo superficiale, o il legame nel tempo si è affievolito, il peso del dispiacere e della malinconia, si nasconde facilmente su di noi che continuiamo a vivere. In situazioni tragiche di questo tipo, poiesie e canzoni sulla morte possono avere un effetto di carattere taumaturgico. Dai quattro angoli del continente europeo, tre sono le poesie che, secondo numerosi sondaggi, meglio rappresentano la condizione del lutto. Tra gli autori e autrici di queste poesie ci sono: Pablo Neruda, Alda Merini e Cesare Pavese. Il primo, con la poesia “Amore mio, se muoio e tu non muori”, è stato capace di unire l'alto ed il basso e di parlare al popolo e a tutta la cerchia degli intellettuali, esprimendosi con il tema dell'amore. Il verso che meglio concretizza la lirica è: “non c’è immensità che valga quanto abbiamo vissuto”, che sta a sottolineare che nemmeno una dimensione vasta come la morte riesce a compensare i ricordi vissuti con la sua amata.

Elogio alla morte

Esemplare è stato anche il tema della morte in Alda Merini, la quale ha realizzato un vero e proprio Elogio alla morte, i cui toni sono estremamente cupi. Per chi conosce la scrittrice, impossibile è pensare a toni diversi da quelli usati da lei abitualmente: la follia e la morte sono sempre stati elementi costitutivi della sua ispirazione poetica, quasi come se fossero compagne di vita e di viaggio. “Ma poiché la morte è muraglia,dolore, ostinazione violenta,io magicamente resisto.” è senza ombra di dubbio il passo che più di conforto può essere a chi attraverso il tragico cammino del lutto. La Merini ci parla della resistenza e di come  questa, di fronte alla muraglia del dolore, debba farsi avanti.

Un suicida

Certamente una delle poesie italiane più note sulla morte è quella di  Cesare Pavese, “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, la quale venne composta dallo scrittore piemontede nel 1950, anno in cui egli si suicidò. La poesia è interamente dedicata all'amata Constanze Dowling e rappresenta una sorta di buio presagio di quello che stava per accadere allo scrittore. Di fatto, Pavese, era da tanto tempo un uomo tormentato e depresso e, le delusioni amorose, erano solo uno dei problemi che lo perseguitavano. Questo scrittore, come quelli citati sopra, sono stati capaci di rendere trasposizione inventiva un tema complesso come la morte. Tema che Funerali Roma, un'impresa funebre, affronta ogni giorno in maniera comprensiva e seria. Di fronte ad una situazione tragica come la morte, tante sono le manovre da affrontare e spesso, non è facile svolgerle. Se si cercassero maggiori informazioni, clicca qui, dove è possibile trovare il supporto di gente competente che affronta il dolore in maniera sapiente e tollerante.