L’inchiesta Carioca e le false cittadinanze italiane

Con l'inchiesta Carioca condotta in Campania è stata scoperta e arrestata una macchina illegale che certificava a persone extracomunitarie la cittadinanza italiana iure sanguinis, sulla base di documenti falsi, attribuendo loro una residenza non veritiera. Il 3 aprile ha ricevuto, proprio per questo motivo, un'ordinanza di custodia cautelare Michele Di Maio, ufficiale di stato civile del Comune di Brusciano, in provincia di Napoli, e la stessa sorte è toccata a Luis Sonda Vanderlei, 44 anni, di origini brasiliane, titolare di un'agenzia di disbrigo di pratiche amministrative a Terni: i due sono stati considerati responsabili, a vario titolo, di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, di falsità ideologica e materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e di corruzione. Finiti agli arresti domiciliari e poi costretti all'obbligo di dimora in seguito al Riesame, Di Maio e Sonda Vanderlei erano solo una parte del complesso sistema.

In seguito, infatti, sono arrivate ulteriori ordinanze di custodia cautelare, secondo quanto stabilito dal giudice per le indagini preliminari Daniela Critelli. Lo stesso Di Maio è stato accusato anche di associazione a delinquere finalizzata alla falsità ideologica e materiale commessa da pubblici ufficiali in atti pubblici, così come Nicola Marotta, 57 anni, in passato assessore e vicesindaco di Brusciano, e Luigi Belfiore, 61 anni, impiegato all'ufficio anagrafe dello stesso Comune: per loro la misura adottata è stato il divieto di dimora negli uffici dell'amministrazione comunale. Nicola Cuccaro, 39 anni, commercialista di Marcianise (in provincia di Caserta) e dirigente di una squadra di calcio a 5, è stato destinatario – invece – del divieto di dimora nel territorio comunale di Brusciano.

Secondo quel che gli inquirenti sono stati in grado di ricostruire, i clienti che si rivolgevano all'agenzia del brasiliano Sonda arrivavano nel nostro Paese per il disbrigo delle formalità burocratiche ma poi se ne andavano via subito: rimanevano qui per il tempo strettamente necessario per la realizzazione dei falsi documenti, visto che era indispensabile la loro presenza personale sia negli uffici pubblici del Comune che in quelli dell'Agenzia delle Entrate.

Una vera e propria toccata e fuga, che in genere non durava più di un paio di giorni, prima del ritorno in patria, dove aspettavano il rilascio del certificato di residenza. A quel punto erano loro stessi ad andare a ritirare il passaporto, a meno che non venisse incaricato Sonda, con tanto di delega, di recarsi alla Questura interessata. In altri casi i falsi italiani andavano di persona al consolato italiano di riferimento.

Oltre a questo fortunatamente ci sono tante realtà che correttamente aiutano ad ottenere la cittadinanza italiana, come per esempio le agenzie di traduzione che propongono traduzioni dal portoghese all'italiano di documenti con valore legale che vanno successivamente asseverate in Tribunale. 

wrote byRedapost
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