Blog Avvocato Gianluca De Micheli su procedure di insolvenza

Crisi d’impresa e procedure di insolvenza: il nostro approfondimento scritto in collaborazione con il team del blog dell’Avvocato Gianluca De Micheli, del foro di Roma.

Dallo scorso 16 luglio 2022, il nuovo Codice della Crisi è entrato in vigore. Questo provvedimento ha modificato le definizioni ed i termini connessi a questa particolare situazione, che imprese, società ed aziende potrebbero vivere. Infatti, grazie al Codice della Crisi, il termine fallimento è stato eliminato e le realtà aziendali vengono monitorate, evitando che la crisi diventi insanabile e apre una procedura di  composizione negoziale. Ne abbiamo parlato con Gianluca De Micheli Avvocato del Foro di Roma e curatore dell’omonimo blog contenente una serie di approfondimenti utili sul diritto d’impresa e procedure tecniche – legali correlate alle situazioni di crisi

 

Cos’è una crisi d’impresa e come si manifesta?

Il termine crisi, nel linguaggio dell’impresa, afferisce all’incapacità da parte dell’azienda/società/impresa di realizzare “flussi di cassa, presenti e prospettici”, in quantità utile per assicurare l’espletamento di tutti gli obblighi assunti e di quelli programmati. Per essere più precisi, attingendo al linguaggio tecnico proprio del settore economico – finanziario, una situazione di crisi d’impresa rappresenta “la situazione d’incapacità, tendenziale e temporanea dell’impresa, misurabile ex ante in termini di probabilità, di generare in via continuativa e non episodica, un adeguato flusso di cassa operativo”. Uno stato di crisi d’impresa può essere causato sia fattori esterni, che da fattori interni. Le cause di natura interna sono riconducibili soprattutto ad una crisi di liquidità, a sua volta dovute principalmente a questi fenomeni:

un’organizzazione finanziaria in disequilibrio; un’inadeguata gestione della liquidità a disposizione.

Entrambe queste situazioni, ricorda l’Avv. Gianluca De Micheli, se non gestite in modo oculato, possono compromettere l'esistenza dell'impresa/azienda e aprire un concreto stato di insolvenza, non rilevata nell’immediato da parte dei soggetti terzi perché, almeno nei primi momenti l’azienda espleta i suoi obblighi, ma subito percepita dai più importanti indicatori economico – finanziari. Lo stato di insolvenza è, pertanto, il risultato definitivo di una crisi ormai insanabile.

 

Cosa cambia con l’entrata in vigore del Codice della Crisi d’Impresa

Il Codice d’Impresa, entrato in vigore lo scorso luglio, ha modificato la situazione per imprese, aziende e società. Queste, infatti, stando al contenuto previsto dal Codice, dovranno approntare un adeguato sistema di controllo, in grado di monitorare l’organizzazione e il comparto amministrativo – contabile, in modo conforme alla grandezza e alla complessità, che la caratterizzano. Sulla base di questo provvedimento, l’imprenditore dovrà percorrere due diverse strade:

se è un imprenditore singolo avrà il compito di mettere in atto tutte le strategie giuste, perché un eventuale stato di crisi emerga con tempestività e, allo stesso tempo, dovrà adottare tutte le iniziative atte a correggere la crisi;

se si tratta di un imprenditore collettivo, invece, avrà il compito di approntare una struttura organizzativa, amministrativa e contabile, conformemente a quanto previsto dall’articolo 2068 del Codice Civile. Invece, la vera novità del Codice della Crisi d’Impresa è rilevabile all’interno dell’articolo 3. Questo delinea i criteri necessari perché vengano attuate tutte quelle misure utili perché la crisi si concretizzi:

controllare l’eventuale presenza di squilibri patrimoniali o economico – finanziari; monitorare sull’eventuale capacità di supportare i debiti e quali possano essere i programmi di continuità aziendale per un periodo di 12 mesi. Inoltre, nell’eventualità, il Codice della Crisi esorta alla rilevazione di alcuni segnali per la previsione della crisi, come stabilito dal comma 4:

presenza di debiti per retribuzioni, la cui scadenza risale ad almeno 30 giorni, per una quantità pari ad oltre la metà del totale; la presenza di debiti nei confronti dei fornitori, la cui scadenza risale ad almeno 90 giorni e la cui somma è di molto superiore a quella dei debiti non ancora scaduti; la presenza di esposizioni verso banche ed altri intermediari finanziari, la cui scadenza abbia superato i 60 giorni o che, da 60 giorni, abbia oltrepassato il limite degli affidamenti conseguiti. Questi dovranno ammontare almeno al 5% dell’ammontare totale delle esposizioni;

la presenza di una o più esposizioni debitorie, secondo quanto previsto dal comma 1 dell’articolo 25 novies del Codice della Crisi d’Impresa e di Insolvenza; reperire tutte le informazioni utili per usare l’elenco di controllo nel dettaglio. L’obiettivo è quello di realizzare una verifica generale, finalizzata alla constatazione reale dell’esistenza della “ragionevole perseguibilità del risanamento”, come previsto nel comma 2 dell’articolo 13.

 

Cos’è lo stato di insolvenza e quali sono le cause

Lo stato di insolvenza si concretizza nel momento in cui un imprenditore vive una situazione complessa, per cui non riesce a pagare i debiti con la giusta regolarità. Avere qualche debito quando si conduce un’attività, è normale. Quando, però, il loro ammontare cresce a dismisura, le conseguenze possono essere notevoli e la realtà aziendale potrebbe addirittura non sopravvivere. La dichiarazione dello stato di insolvenza si realizza quando diventa impossibile estinguere il debito, per cui la situazione è insanabile. Possono essere tanti i fattori scatenanti in grado di causare uno stato di insolvenza. I più ricorrenti sono una cattiva gestione interna, l'inadeguatezza dell’organizzazione aziendale, a cui si aggiungono altre situazioni di natura esterna. Queste ultime sono riconducibili ad una crisi economica globale, al cambiamento dei mercati, alla presenza di concorrenti di maggiore efficienza.

 

Quali sono le più importanti procedure di insolvenza previste

Tra le più importanti procedure di insolvenza su cui il Codice della Crisi si esprime con la sua disciplina, è possibile inserire le seguenti: amministrazione straordinaria di grandi imprese, concordato semplificato, concordato minore, liquidazione generale, liquidazione coatta amministrativa e concordato preventivo. Il comparto della legge fallimentare, invece, prevede queste procedure, collegate all’insolvenza: il concordato preventivo, l’amministrazione straordinaria, il fallimento ed il concordato preventivo.

 

Cosa cambia con l’introduzione del nuovo Codice della Crisi e dell’Insolvenza

Il nuovo Codice della Crisi e dell’Insolvenza, entrato in vigore lo scorso luglio, ha modificato anche la questione relativa all’Insolvenza delle imprese. La prima novità riguarda la sostituzione del termine “fallimento”, sostituito da “liquidazione giudiziale”. Questa prima modifica nel linguaggio ha come obiettivo quello di preservare l’immagine dell’imprenditore che vive la crisi di insolvenza. La nuova disciplina, pertanto, ha messo al centro la procedura per evitare la definitiva crisi d’insolvenza, rendendo più marginale la figura dell’imprenditore stesso.  Qualora, invece, si concretizzino situazioni irrisolvibili, le nuove disposizioni in materia mirano alla riduzione dei tempi e dell’intero iter burocratico, che da sempre accompagnano le procedure fallimentari delle imprese. L’obiettivo, in questo caso, è quello di assicurare ai creditori un parziale recupero dei propri crediti. Pertanto, la nuova normativa in vigore vede nella procedura di liquidazione giudiziale un’”estrema ratio”, da attivare soltanto quando tutte le altre soluzioni previste dal Codice della Crisi d’Impresa non abbiano dati gli esiti sperati.

News Reporter
Sono uno scrittore con un blog, un libro in corso e un appetito per tutte le cose creative.